
AMARO FREITAS solo
Amaro Freitas – pianoforte
Poco più che trentenne e con appena quattro dischi da leader all’attivo, Amaro Freitas ha già messo le cose in chiaro: il futuro del jazz, non solo quello latino/brasiliano, sta passando per le sue mani.
Amaro è nato a Recife, sulla costa nordorientale del Brasile. Messa così è facile farsi prendere da tutti gli stereotipi del caso: una città multietnica come poche altre, celebre per il suo carnevale. Insomma un cocktail di musiche e danze. Ma un’ampia parte di Recife è formata da favelas, ed è nel violento contesto di una di queste che è nato e cresciuto Amaro. I suoi genitori hanno combattuto il disagio della vita nel ghetto con la fede nella Chiesa pentecostale. Il suo amore per la musica cresce in questo contesto religioso, nel quale l’attrazione verso le percussioni (poco adatte per i canti cristiani) deve lasciare spazio al pianoforte. Nella sua musica, come evidenziano le prove in trio, ma anche nel suo stile pianistico, Amaro ha fatto comunque confluire tutta la sua passione per il ritmo. Il casuale ascolto di un video di Chick Corea lo infiamma, motivandolo a esprimersi in quell’idioma del tutto estraneo all’ambiente in cui è cresciuto. Inizia così un percorso che è un vero romanzo di formazione, fatto di studi ‘alternativi’, lavori improbabili, risparmi destinati all’autoproduzione del primo disco, Sangue Negro (2016), i cui risultati gli aprono le porte del professionismo. Seguono Rasif (2018), Sankofa (2021) e Y’Y (2024), che ribadiscono l’originalità della musica di Amaro: un intreccio di modernismo jazz e folclore brasiliano (non la solita bossa/samba) dagli esiti inauditi, una sorta di avant jazz saldamente basato sulle tradizioni pan-africane.
Ph © Jo Vicente

